Figli d'un pensiero che non c'è

from by Arbitri Elegantiae

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"Figli d’un pensiero che non c’è" è una canzone che si interroga sui motivi della perdita dei punti di riferimento forti che hanno, nel bene e nel male, guidato il nostro passato. Nella prima strofa si parla di religione. Quasi ogni religione associa delle idee e dei nomi a ciò che è sacro; tuttavia, ciò che è sacro, nel momento in cui viene nominato, perde la sua sacralità e la sua efficacia sull’uomo. Il testo recita: «ci hanno dato angeli e ognuno è un’idea, hanno chiamato amore col nome di una dea»; secondo me, già solo il fatto di aver dato un nome a quella tensione verticale che l’uomo associa all’idea di divino ha depotenziato questa tensione.
L’argomento dell’ultima strofa è la scienza, intesa in senso leopardiano, come negatività assoluta, perché essa, mostrandoci i confini di tutte le cose, ci mostra anche la limitatezza del nostro essere e dei piaceri di cui possiamo godere. Ciò che ci sembrava illimitato, immenso, infinito, la ragione ci mostra avere limite e misura, togliendoci il gusto di immaginarci liberi dalle catene della finitezza. Quella stessa ragione che crediamo possa aprirci il paradiso della scienza, nel quale l’uomo piegherà finalmente la natura a soddisfare ogni suo capriccio, ci chiude in verità ogni possibilità di illuderci, ci tappa nei confini spazio-temporali che vediamo stringerci da ogni parte, una volta che la nostra strenua ricerca ci ha portati a strappare il velo della dea e a fissare sgomenti il niente che c’è sotto.
Vorrei spiegare quanto detto qui sopra con una mia interpretazione personale – e probabilmente sbagliata – della frase di Spinoza, «Omnis determinatio est negatio» (“ogni determinazione è negazione”). Secondo me, che non conosco quasi per nulla questo filosofo, questa breve sentenza vuol dire che, nel momento in cui definiamo qualche cosa, definiamo in realtà anche ciò che quella cosa non è. Ora, definendo tutto ciò che la cosa non è e non può essere, le togliamo la possibilità di essere – almeno per noi – altro da sé, di diventare qualcos’altro. Quindi, quando la definiamo, la cosa diventa più debole, proprio perché, definendola, abbiamo escluso la possibilità che essa sia anche altro da ciò che è: una volta definita, essa è proprio quella cosa lì, e non altro, per questo motivo essa ci tocca di meno, e come se l’avessimo ingabbiata nella nostra definizione, e da quella gabbia non può toccarci, non può perturbare il nostro ordine interiore ed esteriore.
Penso quindi che dare nome a una cosa sia una sorta di negazione indiretta della cosa stessa, o meglio delle sue possibilità di essere. Per me questo accade sia nella religione, quando cerca di parlare del divino, che nella scienza, quando cerca di catturare la realtà all’interno di uno schema interpretativo rigido.
(Lorenzo Franceschini)

lyrics

Siamo i figli d’un pensiero che non c’è,
che ha accettato di chiamarsi “debole”,
noi che non diamo più spazio agli eroi,
noi che pensiamo che un tempo per Dio non ci sarà mai.

Ci han dato angeli e ognuno è un’idea,
han chiamato amore col nome di una dea,
ma nomi ed idee si possono cambiare
come cambiano gli alberi ad ogni stagione;
e se speriamo d’imparare ad amare,
e se cerchiamo almeno un raggio di sole,
è perché abbiamo dentro qualche cosa che rimane
e non sono le idee, e non certo le parole.

Sappiamo il mondo i segreti che ha,
conosciamo ormai quasi tutta la realtà,
perché abbiamo dato il diritto alla ragione
di spingersi anche oltre il velo del reale
e abbiamo dato uno scettro regale
a chi ci ha mostrato del mondo l’illusione,
scordandoci che forse è proprio quello che nasconde
che ci riempie d’entusiasmo nel guardare l’orizzonte.

credits

from Canto da un pezzo di storia, released July 27, 2015
Testo e musica: Lorenzo Franceschini
Arrangiamento: Federico Messersì, Giovanni Frulla, Gabriele Ciceroni, Lorenzo Franceschini

Seconda voce: Silvia Falcinelli.

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Arbitri Elegantiae Senigallia, Italy

La nostra storia inizia sui banchi di scuola. A quei tempi, Lorenzo e Federico si vedevano per suonare la chitarra e inventare canzoni... sui professori. Negli stessi anni Lorenzo e Gabriele suonavano in un gruppo di cover rock e funky.
Lorenzo aveva altri pezzi nel cassetto, e nel 2000 sono nati gli Arbitri Elegantiae, nei quali è subentrato Giovanni alla tromba. All'inizio eravamo in nove!
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